Promemoria personale n5

La foto di 2 sposi,

Messa,

Casa tua,

Io:”posso dire un mio pensiero?”

Tu:”no, non mi interessa!”,”io che centro?”, “le tue sottigliezze … Con te i discorsi sono infiniti” …

Nella critica rabbiosa la cosa più vera e più bella per me che mi fa sentire comunque amata perché conosciuta:  i discorsi infiniti fatti di sottigliezze, esatto. La felicità è questo: un discorso, l’uomo che amo, lo studio, mio figlio, io stessa: l’identità è la stessa ma infinitamente mutevole. Come la stessa favola letta tutte le sere ad un bambino e in quella ripetizione di trova ogni sera un significato diverso.

La tua voce troppo alta usata per riprendere il passato,

La porta accostata,

Mi sento indifesa, mi viene da piangere, vado via.

Mi elimini da tutto.

Ti scrivo. Ti scusi. Dici che hai provato dolore, che non puoi confrontarti con nessuno ora. Il tuo dolore, il mio dolore, ne consegue la tua eliminazione di me.

No,no,no. Non può essere che o fai scappare me o scappi tu!

Altri fatti dobbiamo riprendere in futuro. La mia rabbia, il mio stato di non-me. Spiegarci.

Spiegarci non piegarci. 

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