Degno di nota.

L’andata e il ritorno di un unico crine teso nell’archetto impugnato, senza soluzione di continuità, senza sfiorare i margini, sulla più sottile corda pigiata sul più piccolo spazio; diventa ipotesi e verifica di un infinito. Acuto e fisso, trova un interstizio che non sapevo di avere.

Chiudo le orecchie e guardo, movimento. Chiudo gli occhi ed è suono. Apro la mano e, sul palmo è tatto, materia che si infrange. Divento limite di questo infinito potenziale, altrimenti proseguo, verso un orizzonte forse non lontano, forse di-istante. Fino a quando il crine non si spezza; fino a quando non subentra stanchezza muscolare. Emetti, ricevo. Siamo noi i confini.

Traduco in transmodale singolo sensoriale che diviene sentimentale. Da te a me distanza consistente di molteplici infiniti. Distratta-mente ti osservo: come ieri, oggi, sei concentrazione; ti accorgi, sorridi. Anche oggi ancora tu. 

Traduco. Pensiero. Azione. Rappresento sentimentale che diventa concettuale. Segno su pentagramma in chiave di violino, ecco un nome: nasce la nota. Significante. Linguaggio ora lingua.

Traduco e misuro in scala, riduco questa nostra terra; tu ed io ed un noi più collettivo, ma non più universale e così rappresento in rappresentazione bidimensionale su carta una linea fra ortogonali: onda? oscillazione? frequenza, intensità, … 

Alle spalle, per chi è di spalle, insensibile, per mancanza d’oggetto, questo suono.

Prendo appunti e appoggio i fogli su questo tavolo-mondo.

 Ti interrompi. Interrompi discreta continuità mille volte ripetuta. Sequenze alternate di suono e pause. Pause che, come silenzi significativi, come sospesi emotivi fra suoni; in un futuro diranno ad altri la durata dei nostri tempi in altri modi trascorsi.

Traduco e rappresento in ricordo questo presente vivo.

Sopra-aggiungi. Mi sorprendi. Strabocco di tutto ma mai  di stupore che forzo in me al fine di non perdere insieme all’emozione anche l’intelligenza. Ma tu no. Tu mi sorprendi! Leggi e domandi: “E se fosse olfatto?”. Traduco in fantasia: “Se fosse odore, sarebbe odore di candore”. Sorridi. “E se fosse un gusto?”. Immagino. “Se avesse un sapore sarebbe al sapore di acqua nuova.” Ieri come oggi qualcosa di bello è nato. 

Tu stai, non arretri e non avanzi. Tu sei giusto.

Tu stai e tieni non solo il ritmo ma anche il suono.

Dici: “Mangiamo?”.  Cuciniamo ingredienti misti , non solo bolo, diveniamo mangiato e parlato in sintassi profonda. Diveniamo la stessa cosa.

Ed ecco gomiti che disegnano angoli che formano cerchi che sono abbracci. 

La mia Lingua è la tua Lingua non solo in un bacio.

Misceglitiscelgo. Spunta libertà.

Ancora noi, reciprocamente àncora, contenuto e contenitore ci raccogliamo.

Ergo incarnato.

Mi addormento, dormi.

Traduco in onirico visi con-tratti e leggeri di noi funamboli su corde invisibili. Piedi nudi freschi piegano densità trasparente ed elastica. Un passo, un altro passo. Io cado, mi prendi. Mi svegio e ti guardo: sogni. Io ora più pensiero, tu più corpo. Senti le ore di tensione e forse sogni formiche in fila indiana che suggeriscono soluzioni a problemi complessi da commessi viaggiatori, inseguendosi in tracce di ferormone  al ritmo di un andante-allegro.

‘Amore, se ti ricordi domani mi racconti ‘. Mi ri-poso nelle tue braccia e dormo.

(16 febbraio 2016)

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: