Così fidandomi, appigliandomi alle stelle del Gianicolo, mi sono confidata. Appunto, mi sono data con fiducia pur sentendo scricchiolii. Ti ho creduto. Credevo mi vedessi e ti piacessi, credevo di essere la tua gioia come tu la mia. Stavo amando e cercando di amare tutti i tuoi difetti e le tue imperfezioni per significarele insieme a te e renderle bellissime. Cambiamoci dicevamo, mischiamoci, l’amore è conoscersi, cambiarsi e migliorarsi dicevamo. Ti tengo custodita dicevi. L’amore è cura costante per non perdersi dicevi. Il mio essere campo di lucciole, nuvola, mare e punte di rami d’albero che crescono. Così dicevi, che era bellissimo. Ma dunque, arrivati al punto, dov’eri? Oh mio prode cavaliere, mio principe azzurro, mio cucciolo, mi pittore, mio scrittore, mio egoista e ottuso uomo qualunque, mio bambino impaurito, … mio meticoloso e preciso bancario, mio guerriero, mio amante, mio conoscitore, mio intenditore dov’eri? Tutto tu. tutto intero tu mi hai lasciata sola. Quella rimanenza rozza che sonnecchiante che mi hai lasciato accanto chi é? Perchè non hai potuto vegliare come un guardiano su di me? Che dolore profondo averti perso. Mi hai lasciata sola. Mi hai tradito. Le mie riserve hai trasformato in realtà, le mie timidezze in certezze. Schiudermi e svolgermi con te, te, nella tua voce con la mia voce, ascoltarci nelle vibrazioni che mi misuravano distanza e vicinanza. esserci. Io per te, tu per me, ogni giorno certezza di amore e tenerezza. E poi, giunti al dunque, no. Mi hai lasciata sola. Hai girato il viso, ti sei assopito, mi hai depositata malamente alla stazione ferroviaria senza biglietto prima dell’arrivo del treno … Dio! Com’e’ emblematico! Chissà perchè il passo usabile non l’hai voluto fare per me, com me. Mi hai lasciata sola con quell’estraneo che dormiva con un respiro pesante mentre piangevo: quell’estraneo eri tu. Non l’ipotesi di un figlio, non il corpo e la carne mossa dalle sottili attenzioni e dai sentimenti, non la timidezza e la libertà, non io, non noi, nulla ti ha fermato dal depositarmi come valigia troppo pesante. Il viaggio è finito, non era il viaggio ad impreziosire la meta ma noi viaggiatori a dare valore al viaggio. Il viaggio è volgare ora, è dolore, è sfiducia piena , è delusione ed incredulità.  Mi hai lasciato la mano come il manico di una valigia inanimata che ti sei stancato di portare. Insopportabilità. Le mie mani che tanto amavi … Come hai potuto farlo. Mentivi? non credo. All’arrivo del dolore intenso sei scappato come un vile: l’oppressione, il mal di stomaco, il controllo e poi a seguire o da quel giorno … le dimenticanze, la superficialità, il questo non ha senso non è importante, il le parole le cancella il tempo … Che peccato! Ero la tua chance e tu la mia, eravamo costruzione noi due. Ma hai scelto di lavartene le mani e non avere cura di me, l’hai scelto con coscienza e consapevolezza, con intenzione vera. Hai fatto la scelta sbagliata. M aper una vita insieme bisogna costrire in due. Lavorare. Non posso chiede nulla quindi. Sei disoccupato ora  perchè il lavoro che avevi non ti appassionava abbastanza. Come mi dispiace, davvero tanto che non ho la forza di descrivere, posso solo dire che in qualche momento è un dolore acuto, ma la maggior parte del tempo è un dolore caldo è profondo, commuovente come l’irreparabile tristezza. No. Non mi amavi e bene non me ne vuoi. Parole vuote senza conseguenze. Ero così orgogliosa dell’uomo che eri.Proprio orgogliosa sai? Ero fiera di averti accanto come sentivo che lo eri tu. Potevamo vivere insieme e non morire soli e invece è un Addio.

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