Un “Ti amo” come la parola “Dio”

Non ci sono più parole potenti. Capita di dire “Dio” solo per pronunciare una parola che una volta era potente. (Elias Canetti)

Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire. (A. Merini)

Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro Religione – Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più. Potrei essere un martire per la mia religione – la mia religione è l’amore – potrei morire per questo. Potrei morire per te. Il mio credo è l’amore e tu sei il mio unico dogma. (John Keats)

Si annulla il senso dell’amore se un “Ti amo” muta in una parola in-potente nella quale noi non possiamo più essere una storia raccontata in due ma diveniamo due racconti in una storia: soli.

Un “Ti amo” non si discute, è un a priori, un credo, un dogma, un Dio laicamente ma nell’anima sentito.

Un “Ti amo” o lo si sente o non lo si sente, ma una volta sentito e conosciuto, non lo si discute, questo è l’amarsi. Con un “ti dovrò porre di fronte ad una scelta” è già in sé falsificato. Si discute il modo, non il cosa. La scelta mina alla radice la fede stessa nell’amore già donato.

Un “Ti amo” è per sempre e,  porlo come scelta elimina, col solo porre la questione, la fiducia e la pro-messa d’amore eterno.

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