La mia casa aperta

La mia casa aperta. La mia casa è aperta, puoi riposarci, puoi dormirci, puoi rigenerarti, puoi sfamarti. Nella mia casa puoi leggerci, studiarci, cucinarci, lavartici. Nella mia casa puoi. Ma la mia casa è la tua solo se la conosci.

Parlami di me

Parlami di me, disse. Lui raccontò cose vecchie, fatti noti sterili, fatti di dolore, fatti di gioia, raccontò con sottigliezze, particolari, collegamenti, raccontò cose ora nuove. Lei si conobbe meglio.

Quando niente mi cattura, libertà coincide perfettamente con vuoto. Il corpo diventa etereo.

Questione di quantità … Uomo, mio grande amore. Cosa c’è di libertario, di rivoluzionario, di coraggioso nel dire: ” grido e lotto contro il potere per te che sei inconsapevole dei poteri di cui sei succube” e poi aggiungere “vedrai quando toccherà a te (operaio, pensionato, cittadino,etc) se ho ragione a gridare contro il potere!” Ma dov’è il coraggio se questa lotta , questa catena, questa piramide la interrompi con le tue grida nel punto esatto in cui si collocano i tuoi interessi ( seppur minimi sono sempre interessi). L’uguaglianza va in briciole con l’uso e la difesa dietro a parole come popolo, stato, cittadino, apolide, etc. Come fai amore mio, uomo a non accorgerti che le tue paure, i tuoi limiti sono il cibo dei finanzieri, degli armatori e dei banchieri! Ma quale anarchia, quale sinistra, quale individualismo possibili senza una messa in discussione di sè, delle proprie paure e dei propri interessi? Allora dobbiamo dare ragione a Pessoa ” il problema non è l’individualismo ma l’individuo” o a Camus ” la Rivoluzione è amare un uomo che ancora non esiste” … Già ti sento gridare Uomo: “qualunquista, buonista, ignorante, i numeri dicono questo o quello, sognatore, etc” . No no, il qualunquista è quello che si difende dietro al pragmatismo utilitaristico. Non farmi credere Uomo che nel profondo sei così. Io voglio un mondo dove sono libera di camminare.

Atteggiamenti mentali. Ci sono uomini che hanno passato la vita in prigione sentendosi liberi, altri uomini sono liberi e si sentono in prigione. L’uomo costruisce prigioni con i pensieri poi con le parole, i mattoni, le sbarre. Un uomo che crede di poter giudicare un altro uomo è un creatore di prigioni e in nome della libertà che vuole vedere davanti e fuori di sé lascia dentro e dietro di sé le prigioni in cui mette sé stesso e gli altri che ha disprezzato. Uno schiavo è uno schiavo anche se spezza le catene perché uno schiavo è un uomo che crede esistano uomini degni di apprezzamento e altri di disprezzo. Contro il disprezzo non c’è difesa e lo schiavo se si libera vuole te come schiavo e mai la libertà. P.s. Oggi avrei votato no se fossi in Grecia, però, seppure creda che internet porterà a rivoluzioni senza armi, non posso negare che mi irritano i rivoluzionari per interposta persona che intravedo oggi. Il coraggio di esporre una bandiera greca nei social non è granché: la Grecia è abbastanza distante ma non troppo vicina, un Rom o un immigrato è proprio troppo vicino per questi idealisti della libertà. 

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