L’uomo che non sente è disumano, se poi ha un briciolo di coscienza e intelligenza ne è ucciso.

Vorrei perdere l’intelligenza ed essere  una pianta che segue solo la forza della vita. Solo il dolore di dimenticare le persone che amo mi trattiene anche se quello che mi spinge è confessare che nessuno mi amerebbe se fossi una pianta perché gli darei ben poco e a quel punto, con  ancora più disperazione, concludo che amo per ciò che ricevo e mi amano per quello che do. Questa è la conclusione gelida del pensiero di chi non sente, perché l’uomo che sente è umano ed è in molto simile ad una pianta, solo con qualche neurone. Così l’uomo umano sentendo sa il senso dell’amore ma non lo può spiegare all’uomo disumano fatto solo di pensieri. Ricordando questo desidero l’umanità.

L’uomo che non sente più se stesso sente solo il dolore della sua umanità perduta. Ma questo lutto è falso dato che egli è vivo e neppure questo dolore gli è concesso. Così quest’uomo muore ogni attimo sotto i colpi della sua intelligenza. Così questa intelligenza disumana lo rende a brandelli. Perché l’uomo vero è sensibile.

In me abita un’alfa privativa generata da me. Essa si affianca a me e a tutte le cose che vedo. È il taglio netto della linea che verticalmente in me dovrebbe passare per il centro. Per me vedere è sentire. Quindi non-sento nulla e non-esisto.

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